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78% SCHIAVISTI - NOMI
➡️ Le rotte e la scala del fenomeno
Tra il XVI e il XIX secolo le imbarcazioni trasportarono dall’Africa verso le Americhe milioni di persone costrette in schiavitù. Gli studi basati sui registri delle traversate stimano che circa 12–12,5 milioni di africani furono imbarcati nel traffico atlantico e che poco più di 10 milioni arrivarono vivi nelle Americhe; il calo è dovuto a mortalità in viaggio, alle violenze durante i rapimenti e ai decessi successivi nelle prime fasi di adattamento.
Tipologia di navi e organizzazione del traffico
Non esisteva una «nave tipo» unica: spesso si trattava di mercantili convertiti al trasporto di persone, appaltati da compagnie commerciali o da mercanti privati. Grandi compagnie con investimento statale o privilegi di monopolio — per esempio la Royal African Company — giocarono un ruolo centrale nel XVII–XVIII secolo, soprattutto nella tratta britannica. Le rotte componevano il cosiddetto “commercio triangolare”: merci dall’Europa all’Africa, schiavi dall’Africa alle Americhe (la cosiddetta “Middle Passage”), e poi prodotti colonici (zucchero, cotone, tabacco) dall’America all’Europa.
Condizioni di vita a bordo (il “Middle Passage”)
Le condizioni erano estremamente dure e disumane: i prigionieri venivano ammassati nelle stive a volte con soffitti bassissimi, incatenati, con scarsa ventilazione, acqua e cibo insufficienti; le malattie (tifo, vaiolo, dissenteria), la fame, la violenza e la disperazione portarono a tassi elevati di morte, suicidi e rivolte. Alcuni studi stimano una mortalità tra il 13% e il 25% sulle varie fasi della tratta, a seconda del periodo, della rotta e delle condizioni di imbarco.